Stefano
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10x80 INIZIA(lizza)ZIONE (2002/2003)

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ONLY IN ITALIAN AT THE MOMENT


Altre sette meditazioni sul nulla

Prologo. Mi annoio a morte. In questo paese non succede nulla. Nessuno mi ama. Nessuno mi vuole. Non combinerò mai niente di buono. Non combinerò mai niente. Ecco l’ultima ruota del carro. Se avessi ascoltato mia nonna. Eccetera. Eccetera. Fine del Prologo.


I

Sono partito e non ho visto nulla. Allora ho deciso di tornare; anzi, mi sono cancellato progressivamente. Prima dal colpo d’occhio, sbattendo le ciglia come i tappeti di camera sull’albero, quando mia moglie fa le pulizie.
C’è voluto un po’ per dare vita al processo d’inizializzazione, del resto il nostro codice è assai complesso. Sbatacchiavo i tappeti oculari con troppa forza, ne usciva solo polvere su polvere, polvere a non finire; ma la vista era ancora lì a tradire i miei movimenti. Poi l’intuizione: e se invece di strapazzarli a quel modo li chiudessi semplicemente? Il trucco ha funzionato, ma è successo un pandemonio. O meglio, i miei occhi si sono riempiti di lacrime fino alla…alla…non mi viene la parola (ecco un primo segno di cancellazione). Ad ogni modo…ho cominciato ad irrigare i passanti che fingevano noncuranza, ma che sicuramente erano giunti sul luogo per curiosare e per avere qualcosa, qualsiasi cosa da riferire. In pochi minuti la soluzione salina era così alta che non ci vedevano più, non mi vedevano più. Io, dal mio punto di vista vedevo che non vedevo nulla, malgrado lo sforzo della visione.

II

Nuvoloso. Comincia a piovere. Lacrime caramellate ovunque, in rigagnoli azzurri colano dalle pareti rocciose come polle d’acqua fresca. Sudano i pori di basalto e infine cominciano a piangere così forte che ogni battito di ciglia si ripiega su se stesso. Perfino la bimba che finora non mi ha perso d’occhio un istante riesce a distrarsi. La tempesta aumenta, la temperatura si abbassa. Nuvole zuccherate si condensano croccanti e piove grandine a pinoli dall’odore di bosco. I molluschi si rintanano coi loro piccoli.
Poi arriva il sereno, al canto del gallo risponde la gallina.
I curiosi non videro più, i ciechi sì, ci fu uno scambio leale, un duello ad armi pari. Anch’io riuscii finalmente a spengere la televisione.

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III

Sembra che non ci sia permesso di scomparire. Pare strano, ma è proprio così, siamo destinati a lasciare tracce su tracce. Io non lo sapevo. Appena fuori dal punto di vista hanno cominciato a cercarmi; credo che abbiano bisogno di me per collaborare alla Società Universale, uno dei tanti progetti niente male che si possono fare o non fare affatto. Sembra che in questa Società abbiano previsto per me il ruolo del… del… fatemi controllare meglio…sì, ecco, il ruolo dell’Individuo. Non basta essere invisibili. Mi urtano il braccio, inciampano sul mio addome, laddove il sole si spenge orizzontale. Cade la notte in verticale e tutti si addormentano di colpo, allo stesso tempo. Russano? Russano.
Approfitto del vuoto. Incrocio mani, braccia e gambe per svanire al loro tatto, occasionale o premeditato. Al loro risveglio sarò puro spirito, alcool denaturato, niente atmosferico.

IV

Aiuto, aiuto. Non si respira. Mi sono turato le narici. Aiuto. Salvate i cocomeri. E anche le melanzane. Salvate i giardini (almeno ridisegnateli come prima). Ero aria ed ero vento. Ho addirittura arrotolato la lingua in dentro. Credetemi, sono stato costretto a farlo, poiché mi respiravano e mi gustavano nei cibi e nell’acqua. Ed era così sconveniente trovarsi a giro nelle vene, essere digeriti da stomaci bollenti, fingersi epatite. L’intestino poi, che strazio! Mi sono salvato per miracolo. Mi dispiace solo che adesso il mondo non odora più, ne ha alcun gusto particolare.

V

Cordolicchio. Saltimbronchi. Apalandrea Vivace. Romarittima. Decapitone. Giornotte. Polizioccola. Fanfarock…
Queste sono alcune delle ultime parole che mi hanno sentito pronunciare, malgrado il giornale-radio. Tirato il sipario, oscurati i canali, c’è stato un black-out acustico, verde-valle. Ma forse chissà, una parola come rodeodente o fallavigna è rimasta in fondo al sacchetto della spesa. La lingua l’ha spalmata. L’orecchio l’ha sorpresa. Il cervello l’ha ingannata. La memoria l’ha riconosciuta. Un virus ignobile e maligno ha girato in quei giorni per le strade, travestito da rondanello. Il rondanello è simile ad un cactuvicchio. Il cactuvicchio riporta un poco al ferrinovo. Nessuno dei tre si ricorda di esistere. Ma tutti hanno iniziato a pensare, e di lì a poco ad aver voglia di commemorarmi, malgrado avessi spento la anche radio.

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VI

Naturalmente, le feste durarono molti giorni e molte notti. Si pensi che soltanto di musiche (che nessuno sentiva perché mi ero tappato gli orecchi), di quadri (che nessuno vedeva per via degli occhi chiusi), di bibite (senza odore né sapore) e di discorsi ufficiali (impossibile srotolare di nuovo la lingua), furono spese diverse centinaia di anni-ombra, la moneta corrente di quel paese, o di quell’altro, o di quell’altro ancora. Provai a rendermi visibile, udibile, toccabile o gustabile, volevo fermare questa scemenza che rischiava di trasformarsi in una guerra civile per il predominio sul nulla. Tutti mi convinsero che non esistevo o che per lo meno non ero io e che si doveva celebrare la giusta causa. Non ci crederete, mi sono trovato a correre per le vie a gridare e cantare in mio nome, anonimo, mescolato agli altri, una corrente fluida e alternata che spazzava via popoli e arcobaleni.

VII

Oggi non sono realmente sicuro della mia esistenza. C’è chi dice che sono sprofondato in mare molti secoli fa, come la città di Atlantide. Alcuni scrittori sostengono che ero un amante delle donne e del buon vino. Altri dicono che sono astemio. Una branchia della scienza mi vuole pietrificato che giro attorno alla cometa. La teologia concorda con la teoria della trinità. Gli eretici stanno ancora aspettando la mia venuta. I terroristi mi fanno male. I pittori mi affrescano su cupole di amianto. I ragionieri mi salvano in formato famiglia. I politici mi annoverano negli annuari di retorica. I musicisti…be’, lasciamo perdere.
Io sono contento di essere stato utile a tutti. Tanto è uguale. Non cambia nulla. Alimento le leggende attorno a me con devozione e perseveranza, come un adepto che costruisce pazientemente le proprie ali tanto per fare qualcosa. Mi diverto un po’ alle mie spalle. Inganno il tempo e lui inganna me. Proseguo immobile fingendo di immaginare.


Epilogo. Mi diverto da morire. In questo paese ne succedono di tutti i colori. Tutti mi amano. Tutti mi vogliono. Figaro qui. Figaro là. Costruirò ponti e cattedrali. Costruirò. Ecco il capo mandria. Ho ascoltato mia nonna. Eccetera. Eccetera. Fine del Prologo. Eccetera. Eccetera.

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